UNI/PdR 125:2022 – Certificazione Parità di Genere. Quanto puoi risparmiare davvero?

“Fino a 50.000 euro di risparmio all’anno.”

È la frase che si legge ovunque quando si parla di certificazione della parità di genere. Ed è vera. Ma è anche fuorviante se non la si contestualizza.

Perché quel numero – 50.000 euro – è un tetto massimo, non un risparmio garantito. E raggiungerlo richiede dimensioni aziendali che la maggior parte delle PMI italiane non ha.

Vediamo nel dettaglio come funziona davvero, quanto puoi risparmiare tu, e perché questa certificazione conviene anche se il risparmio diretto è più contenuto.

Come funziona l’esonero contributivo

La Legge 162/2021 (“Legge Gribaudo”) prevede che le aziende private in possesso della certificazione UNI/PdR 125:2022 possano beneficiare di un esonero dell’1% sui contributi previdenziali a carico del datore di lavoro.

Attenzione: non è uno sconto del 1% sul costo del lavoro totale. È l’1% dei soli contributi datoriali.

Il limite massimo è fissato in 50.000 euro annui per azienda, indipendentemente dal numero di sedi o unità locali.

I numeri reali: quanto risparmi in base alla tua dimensione

Facciamo i conti. I contributi previdenziali a carico del datore di lavoro rappresentano mediamente il 28-32% della RAL (Retribuzione Annua Lorda), a seconda del settore e del CCNL applicato.

Simulando un valore medio del 30% e ipotizzando Ral media pari a 33K€, ecco cosa succede:

Contenuto dell’articolo

Come si vede dalla tabella, per raggiungere il tetto massimo di 50.000 euro serve un monte contributi di almeno 5 milioni di euro, che corrisponde a un’azienda con oltre 500 dipendenti.

Per una PMI con 50 dipendenti, il risparmio diretto è nell’ordine dei 4.000-5.000 euro/anno. Significativo, ma lontano dai 50.000 euro spesso citati.

Perché conviene comunque: i benefici oltre l’esonero

Se ti stai chiedendo “ne vale la pena per poche migliaia di euro?”, considera che l’esonero contributivo è solo uno dei vantaggi previsti dalla normativa. E nemmeno il più rilevante per molte aziende.

1. Punteggio premiale nei bandi pubblici

Le aziende certificate ottengono un punteggio aggiuntivo fino al 5% nella valutazione delle offerte per appalti pubblici e bandi europei. In gare competitive, può fare la differenza tra vincere e perdere.

2. Riduzione delle garanzie fideiussorie

Riduzione del 30% della fideiussione richiesta per partecipare a gare d’appalto. Su contratti importanti, significa liberare liquidità significativa.

3. Requisito per supply chain di grandi aziende

Sempre più multinazionali richiedono ai fornitori certificazioni ESG, inclusa la parità di genere. Essere certificati significa mantenere e acquisire clienti corporate che altrimenti guarderebbero altrove.

4. Employer branding e talent attraction

In un mercato del lavoro competitivo, la certificazione di parità è un segnale concreto per attrarre talenti – soprattutto tra le nuove generazioni che valutano attentamente i valori aziendali.

5. Contributi per la certificazione

Per le PMI sono previsti contributi a fondo perduto: fino a €2.500 per la consulenza e fino a €12.500 per i costi di certificazione, erogati tramite il PNRR. In pratica, per molte piccole imprese il costo di certificazione può essere quasi azzerato.

Come ottenere la certificazione

La UNI/PdR 125:2022 valuta l’organizzazione su 6 aree:

1. Cultura e strategia – L’impegno del vertice aziendale

2. Governance – Responsabilità e monitoraggio

3. Processi HR – Recruiting, carriera, formazione

4. Opportunità di crescita – Presenza femminile a tutti i livelli

5. Equità retributiva – Parità salariale a parità di ruolo

6. Tutela della genitorialità – Work-life balance

Per ogni area esistono KPI specifici, con pesi diversi a seconda della dimensione aziendale. La certificazione ha validità triennale con audit di sorveglianza annuali.

È importante affidarsi a un Organismo di Certificazione accreditato da Accredia, altrimenti la certificazione non sarà valida per accedere ai benefici.

Conclusione: per chi ha senso?

La certificazione di parità di genere ha senso economico per:

✓ Aziende che partecipano a gare pubbliche → punteggio premiale + riduzione fideiussioni

✓ Fornitori di multinazionali → requisito sempre più richiesto

✓ Aziende con difficoltà di recruiting → employer branding

✓ Imprese medio-grandi (100+ dipendenti) → esonero contributivo significativo

✓ PMI che vogliono strutturarsi → contributi PNRR coprono i costi

Non è una bacchetta magica che fa risparmiare 50.000 euro a tutti. Ma è uno strumento concreto che, inserito in una strategia aziendale coerente, può generare valore reale – economico e reputazionale.

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Vuoi capire se la certificazione di parità conviene alla tua azienda?

📧 Scrivi a: info@viselconsulting.it

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Riferimenti normativi:

• Legge 5 novembre 2021, n. 162 (“Legge Gribaudo”)

• Decreto 20 ottobre 2022 – Criteri e modalità esonero contributivo

• INPS Circolare n. 137 del 27 dicembre 2022

• INPS Messaggio n. 4479 del 30 dicembre 2024

• UNI/PdR 125:2022 – Sistema di gestione per la parità di genere

Sull’autrice

Elisa Massimiani
Consulente strategica ed esperta di Controllo di Gestione, Corporate Finance ed ESG, da oltre vent’anni aiuta imprenditori e manager a trasformare i numeri in decisioni consapevoli. Fondatrice di Visel Consulting, unisce metodo, visione e umanità per rendere la gestione aziendale più chiara, sostenibile e orientata alla crescita.

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