Tra giugno e settembre 2026 entra nel vivo una nuova fase della regolazione europea e nazionale.

Il filo conduttore è chiaro: più trasparenza, meno dichiarazioni generiche, più responsabilità documentale.

Le imprese non saranno chiamate solo ad aggiornare qualche procedura, ma a ripensare il modo in cui comunicano il valore del lavoro, progettano prodotti e imballaggi, gestiscono la sostenibilità e formulano dichiarazioni ambientali, etiche o sociali verso il mercato.

Le novità principali riguardano quattro aree.

  1. Trasparenza retributiva

La parità retributiva diventa sempre più un tema organizzativo, informativo e documentale.

Le aziende dovranno essere in grado di spiegare come determinano le retribuzioni, quali criteri utilizzano per la progressione economica e se esistono differenze retributive tra uomini e donne non giustificate da criteri oggettivi.

Questo impatta direttamente su: 

  • annunci di lavoro;
  • job description;
  • processi di recruiting;
  • colloqui di selezione;
  • criteri di definizione dell’offerta economica;
  • sistemi premianti e progressioni di carriera.

La trasparenza salariale non è quindi solo un tema HR. È anche un tema di comunicazione, employer branding, governance e gestione del rischio legale.

  1. Diritto alla riparazione

Il diritto alla riparazione spinge le imprese verso prodotti più durevoli, servizi post-vendita più accessibili e maggiore disponibilità di informazioni e ricambi.

Per produttori, distributori e reti di assistenza significa lavorare su:

  • manuali e istruzioni;
  • disponibilità dei pezzi di ricambio;
  • procedure di riparazione;
  • customer care;
  • garanzie commerciali;
  • rapporti con centri assistenza e fornitori.

La riparabilità diventa un elemento competitivo e reputazionale. Le imprese che sapranno documentare durabilità, assistenza e disponibilità dei ricambi potranno trasformare l’obbligo normativo in un vantaggio di mercato.

  1. Imballaggi e PPWR

Il packaging non può più essere considerato solo una componente estetica o commerciale.

Con la nuova disciplina europea sugli imballaggi, diventa un elemento regolato, misurabile e documentabile del prodotto.

Le aziende dovranno verificare:

  • materiali utilizzati;
  • riciclabilità;
  • contenuto riciclato;
  • sovraimballaggio;
  • vuoti negli imballaggi per trasporto ed e-commerce;
  • sostanze critiche;
  • informazioni ambientali in etichetta;
  • documentazione fornita dai fornitori.

Il tema coinvolge produttori di packaging, imprese manifatturiere, importatori, distributori, e-commerce, retailer, food service, brand owner e filiere logistiche.

  1. Claim ambientali, etici e sociali

Si rafforza anche il controllo sulle dichiarazioni commerciali legate a sostenibilità, ambiente, etica e responsabilità sociale.

Termini come “green”, “eco-friendly”, “sostenibile”, “etico”, “responsabile” o “animal friendly” non potranno essere usati in modo generico o suggestivo.

Ogni claim dovrà avere:

  • un perimetro chiaro;
  • dati verificabili;
  • evidenze documentali;
  • coerenza tra comunicazione e realtà aziendale.

Una cosa è scrivere “packaging sostenibile”.
Un’altra è indicare, ad esempio, che un imballaggio è composto da una percentuale specifica di materiale riciclato certificato o che è stato ridotto rispetto a una versione precedente.

Il controllo non riguarda solo le parole. Anche colori, simboli, foglie, bollini, loghi e pittogrammi possono contribuire a generare una percezione ambientale o etica e devono quindi essere gestiti con attenzione.

Cosa dovrebbero fare le aziende

Queste novità non vanno affrontate come singoli adempimenti isolati.

Sono parte di una trasformazione più ampia: la trasparenza diventa un requisito competitivo.

Le imprese dovrebbero iniziare da cinque cantieri:

  1. audit HR e revisione dei criteri retributivi;
  2. controllo dei claim commerciali, ambientali, etici e sociali;
  3. verifica tecnica e documentale degli imballaggi;
  4. rafforzamento delle evidenze e delle procedure interne;
  5. formazione trasversale di HR, marketing, qualità, sostenibilità, acquisti, vendite e direzione.

La compliance del futuro si giocherà sempre più sulla capacità di dimostrare.

Dimostrare ciò che si afferma.
Documentare ciò che si comunica.
Rendere coerenti procedure, dati, messaggi e responsabilità.

La nuova compliance non è solo un obbligo.

È un modo più maturo di stare sul mercato.

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Sull’autrice

Elisa Massimiani
Consulente strategica ed esperta di Controllo di Gestione, Corporate Finance ed ESG, da oltre vent’anni aiuta imprenditori e manager a trasformare i numeri in decisioni consapevoli. Fondatrice di Visel Consulting, unisce metodo, visione e umanità per rendere la gestione aziendale più chiara, sostenibile e orientata alla crescita.

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